Estratti da Life After Theft #17

lat

I almost ran into Mr. Hennigan before I saw him. The one time I really should have listened to Kimberlee.
“In a hurry, are we?” Mr. Hennigan said, pointedly.
I put on my best I-am-an-idiot voice and pointed at my watch. “Late,” I said.
Mr. Hennigan circled me like a vulture. “This wouldn’t have anything to do with the alleged returning of stolen items today, would it?”
“Huh?” I said, trying to look confused. “Oh, the lost stuff. Yeah, no. If I was missing anything, it would still be in Phoenix. I just moved here.” Smooth, suave, and totally stupid sounding. Perfect.
Hennigan looked over the edge of his glasses and studied me. “Oh, yes. Mr… . Mr. Clayson, is it?”
“Yeah, that’s me.”
Frustration passed over Mr. Hennigan’s face, but he only allowed himself a small sigh before he snapped back to attention. “On your way then,” he said dismissively. “You’ve got one minute to get to class before you’re marked absent.”

Quasi mi scontrai contro Mr. Hennigan prima che mi accorgessi di lui. L’unica volta che avrei dovuto veramente ascoltare Kimberlee.
“Siamo di fretta, eh?” disse Mr. Hennigan, con tono accigliato.

Feci la mia migliore voce da  “io-sono-un-idiota” e indicai il mio orologio. “ Sono in ritardo”, dissi.

Mr. Hennigan mi girò attorno come un avvoltoio. “Questo non ha niente a che vedere con il ritorno di oggetti rubati, vero?”

“Huh?” dissi, cercando si sembrare confuso. “Oh, gli oggetti persi. Si, no. Se mi mancasse qualcosa, sarebbe ancora a Phoenix. Mi sono appena trasferito qui.”. Calmo, garbato e con un tono assolutamente da stupido. Perfetto.

Hennigan guardò oltre il bordo dei suoi occhiali e mi studiò. “Oh, si. Mr… Mr. Clayson, vero?”

“Sì, sono io.”

Un velo di frustrazione si dipinse sul volto di Mr. Hennigan, ma si concesse solo un piccolo sospiro prima di recuperare l’attenzione. “Vai per la tua strada allora”, disse sprezzante, “Hai un minuto per andare in classe prima che ti segni come assente”

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Estratti da Life After Theft #16

lat

I had to jerk to attention a bit. I may have been snoozing. And possibly drooling. “Wha—? The stuff? Like in the cave? Yeah. We’ll finish it all up on Monday.”
“Then what?”
“Huh?”
Kimberlee turned her whole body to me now. “Then. What?” she repeated, like I was a particularly slow child.
“I heard you,” I said, rolling my eyes, “but I don’t understand what you’re asking. We return the stuff, you go poof, I get my life back, the end.” I rolled over and closed my eyes again.
She was silent for a few seconds then asked, “Yeah, but what happens to me?”
I figured that if she actually asked me a question three times maybe she was ready to hear a serious answer. But it wasn’t really an answer I knew myself. “Honestly?” I said hesitantly, “I think you’ll just fade out. Become at peace and then cease to be.”
She sat straight up. “What the hell do you mean, ‘cease to be?’”

Avevo dovuto alzarmi di scatto per prestare un minimo d’attenzione. Avrei potuto dormire. E possibilmente sbavare.
“Cos-? La roba? Nella cava? Si. Finiremo tutto entro lunedì.”
“E poi?”
“Huh?”
Kimberlee si girò completamente verso di me. “Poi. Cosa?” ripetè, come se fossi un bambino particolarmente ottuso.
“Ti ho sentita.” Dissi, ruotando gli occhi, “ ma non capisco cosa mi stai chiedendo. Abbiamo riconsegnato le cose, vai a vedere per conferma, io mi riprendo la mia vita, fine.” Ruotai gli occhi e poi li chiusi.
Lei restò in silenzio per qualche secondo poi chiese. “Si, ma cosa succederà a me?”
Capii che se mi aveva chiesto tre volte la stessa domanda forse era pronta per sentire una risposta seria. Ma io non ero a conoscenza della vera risposta. “Onestamente?” dissi esitante, “Penso che ti dissolverai. Troverai la pace e poi cesserai d’esistere.”
Lei si alzò in piedi. “Che diavolo intendi con ‘cessare d’esistere’?”

Estratti da Life After Theft #15

lat

She pushed up onto her toes and pressed a soft kiss to my cheek. “You go and make nice with my mom and I’ll get ready. I’ll be down in fifteen minutes.”
I snorted in disbelief.
“What? My mom’s not that bad. She’ll mostly just ignore you.”
“Not that. Fifteen minutes? I’ve never seen a girl get showered and ready in fifteen minutes.”
She flipped a confident look over her shoulder. “Time me.”
It took Sera exactly fourteen minutes and thirty seconds to get ready and I know because I looked at my watch every fifteen seconds the entire time she was gone. It wasn’t like Mrs. Hewitt grilled me … she just didn’t do anything. Within the first thirty seconds after I walked into the kitchen she plunked down a glass of ice water in front of me—on a coaster, natch—and then said nothing. She straightened the countertops, flipped through a magazine, made notes about something in a notebook—I could only hope the notes weren’t about me—and nothing else. Not a word, not a sound.
So when I say that Sera was a sight for sore eyes, I mean she was really a sight, and that my eyes were seriously sore.

Si alzò sulle punte dei piedi e posò un soffice bacio sulla mia guancia. “Tu vai e fai il carino con mia mamma e io mi preparo. Sarò giù fra quindici minuti.”

Grugnii con incredulità.

“Cosa? Mia mamma non è così male. Più che altro ti ignorerà.”

“Non è quello. 15 minuti? Non ho mai visto una ragazza che si fa la doccia ed è pronta in quindici minuti.”

Lei mi lanciò uno sguardo sicuro oltre la sua spalla. “Cronometrami.”

A Sera bastarono quattordici minuti e trenta secondi per essere pronta ed ero sicuro di quello che dicevo perché avevo guardato il mio orologio ogni quindici secondi per tutto il tempo che lei non c’era. Non che Mrs. Hewitt mi avesse messo sotto torchio… lei non aveva fatto semplicemente nulla. Nei trenta secondi da quando ero entrato in cucina, aveva sbattuto di fronte a me un bicchiere di acqua ghiacciata – su un sottobicchiere, ovviamente – senza dire niente. Aveva sistemato il bancone, aveva sfogliato un giornale, preso nota di qualcosa su un quadernino – potevo solo sperare che le note non fossero su di me – e nient’altro. Non una parola, non un suono.
Quindi quando dissi che Sera era una visione per gli occhi infiammati, insomma lei era proprio uno spettacolo, e i miei occhi erano veramente infiammati.

Estratti da Life After Theft #14

lat

“Are you crazy?”
Khail words echoed in my ear even though I pulled the phone away.
“Khail, just lis—”
“We can not break into the school!”
“Quiet!” I hissed. Who knew who might hear him in his house.
Sera, at the very least.
“I told you he wouldn’t go for it,” Kimberlee said.
“You’re the one who wanted to do this with style,” I said into the phone, waving at Kimberlee to hush. Not that anyone could hear her.
“That’s, like, a professional job though. And illegal,” he added, as though I hadn’t thought of that.
“And easy when you’re working with an invisible person,” I said.

“Sei pazzo?”

La voce di Khail mi risuonava nelle orecchie anche se avevo allontanato il telefono.

“Khail, ascol-“

“Non possiamo intrufolarci nella scuola!”

“Calmo!” sibilai. Chi sapeva chi poteva sentirlo a casa sua.

Sera, al massimo.

“Ti ho detto che non avrebbe accettato.”, disse Kimberlee.

“Sei tu quello che voleva fare questo con stile” dissi al telefono facendo segno a Kimberlee di stare zitta. Non che qualcuno potesse sentirla.

“Questo però è una cosa professionale. E illegale.” Aggiunse, come se non ci avessi pensato.

“E facile quando lavori con una persona invisibile.” Dissi.