Estratti da Life After Theft #26

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I was just leaning against the wall when I heard someone whisper my name and before I could turn, Khial yanked my arm and pulled me around the corner into the darkened hallway.
“If you wanted some time alone, all you had to do was ask,” I joked, rubbing my shoulder.
He just looked at me.
“Uh, good … wrestle,” I said awkwardly.
“Hardly,” Khail said with a snort. “The guy’s a freshman. Only got to be on varsity because the guy I was supposed to match with didn’t make weight. I hate it when that happens.”
“Um, yeah. That sucks.” I had no idea what he was talking about.

Stavo appoggiato alla parete quando sentii qualcuno sussurrare il mio nome e prima che potessi voltarmi Khail mi strattonò il braccio e mi tirò dietro l’angolo verso il corridoio buio.

“Se volevi un po’ di tempo da solo, bastava chiederlo.”, scherzai massaggiandomi le spalle.

Lui si limitò a fissarmi.

“Uh, sei un bravo… wrestler”, dissi goffamente.

“A malapena.” Disse Khail con un grugnito. “Il ragazzo è del primo anno. È riuscito ad entrare in squadra perché il ragazzo con cui mi dovevo scontrare non è riuscito a prendere peso. Odio quando succede.”

“Um, si. Fa schifo.” Non avevo idea di cosa stesse parlando.

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Estratti da Life After Theft #25

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Kimberlee griped the whole way down to her parents’ house. “Holy hell, Kimberlee!” I said, my patience finally snapping. “I don’t know what you’re bitching about. You’d think you actually could sleep or something. I’m the one who’s exhausted out of my mind!”
She glared at me. “Just because I can’t sleep doesn’t mean I automatically like mornings,” she retorted. But I could tell that even she knew it was a weak retort.
“Face it,” I said as I trudged through the sand, the chilly morning air cutting right through my hoodie. “This is your project as much as it is mine. What the hell am I talking about? This is your project way more than it is mine. What am I getting out of this? Nothing. Nada.” I turned and looked at her. “I honestly do not know why the hell I am still doing this!” I shouted. I am not a morning person.

Kimberlee si lamentò per tutto il tragitto verso la casa dei suoi genitori. “Che cavolo, Kimberlee!”, sbottai “Non so per cosa tu ti stia lamentando. Tu pensi di poter dormire o che altro. Sono io quello completamente esausto!”

Lei mi lanciò un’occhiataccia “Solo perché non posso dormire non vuol dire che automaticamente mi piacciano le mattine.”, ribeccò. Ma potevo dire che anche lei pensava fosse una scusa patetica.

“Ammettilo.”, dissi arrancando tra la sabbia, l’aria fredda mattutina passava attraverso la mia felpa. “Questo è un progetto tanto tuo quanto mio. Di che cavolo sto parlando? Questo è un progetto molto più tuo che mio. Che cosa ne guadagno io? Niente. Nada.” Mi girai e la guardai. “Sinceramente non so perché diavolo io lo stia ancora facendo!” urlai. Non sono una persona mattiniera.

Estratti da Life After Theft #24

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“I still don’t know what to think,” he said quietly. “You have all the right answers. Things you shouldn’t know, hell this whole cave should be proof enough. But …”
“I know,” I said when he didn’t continue. “It’s completely unbelievable.” I shrugged. “I still sometimes think I’m going to wake up soon. Possibly in an insane asylum somewhere.”
“It’s so much stuff!”
I nodded miserably.
“Man, you need help.”
I sputtered for a few second. “Oh, come on. I’m not the one who stole it, I told you that. I—”
“I didn’t mean it that way,” Khail said, interrupting me. “I mean you’re never going to get all this stuff returned on your own.”
I remembered the truck that was sitting out in the parking lot. That was one big-ass truck

“Non so ancora cosa pensare” disse piano. “Tu hai tutte le risposte giuste. Cose che non dovresti sapere, questa cavolo di caverna dovrebbe essere una prova sufficiente. Ma…”

“Lo so.”, dissi quando non continuò. “è incredibile” alzai le spalle “Alcune volte penso ancora che mi sveglierò presto. Possibilmente in un manicomio da qualche parte.”

“è così tanta roba!”

Annuii tristemente.

“Amico, hai bisogno di aiuto.”

Borbottai per qualche secondo. “Oh, andiamo. Non sono io quello che ha rubato queste cose, te l’ho detto. Io…”

“Non intendevo in quel senso.”, disse Khail, interrompendomi. “Intendo che non riuscirai mai a restituire tutta questa roba.”

Mi ricordai del furgone parcheggiato fuori. Era un furgone con un grande bagagliaio.

Estratti da Life After Theft #23

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“So when do we do it?” Kimberlee asked just before getting out of the car the next morning. It wasn’t a great plan, but it would work.
“Not during Bleekman’s class. Or Wilson’s. I left his class on Friday. He’ll get suspicious.”
“Okay, how about second hour? That’ll give me enough time to get the combos. You can tell Mrs. Campbell you have to pee.”
My shoulders slumped at the thought of the piss-pass again. “Fine,” I said. “You do your job and I’ll do mine.”
“Whatevs,” she said, flipping her hair over her shoulder and strolling off. She looked so normal and solid until someone walked too close and an arm or a shoulder passed through her. I shuddered involuntarily.

“Quindi quando lo facciamo?” chiese Kimberlee il giorno seguente appena prima di uscire dalla macchina. Non era un gran piano, ma avrebbe funzionato.

“Non durante le lezioni di Bleekman. O quelle di Wilson. Sono uscito prima dalla sua lezione venerdì. S’insospettirebbe.”

“Ok, che ne dici della seconda ora? Mi darebbe abbastanza tempo da prendere i pacchetti. Potresti dire a Mrs. Campbell che devi andare a fare la pipì.”

Le mie spalle s’abbassarono al pensiero di usare di nuovo quella scusa per uscire. “Va bene”, dissi “Tu fa il tuo lavoro, io farò il mio.”

“Quel che sia.” Disse lei, gettandosi indietro i capelli e cominciando a camminare. Sembrava così normale e reale finché qualcuno non si avvicinava troppo e un braccio o una spalla la attraversavano. Sussultai involontariamente.