Intervista a Aprilynne by HarperTeen

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Estratti da Life After Theft #28

lat

Surely whatever cosmic power was keeping Kimberlee hostage here on earth would understand a little creativity in this instance. But thrift stores still turned around and sold stuff, cheap or not. I had a better idea. We were headed to a homeless shelter. I’d looked up the closest one.
It wasn’t very close.
Granted, I wasn’t completely sure what a bunch of homeless people were going to do with designer clothes and fashion accessories, but I heard silk is warm.

Di certo qualunque potere cosmico stesse trattenendo Kimberlee come ostaggio qui sulla terra avrebbe apprezzato un po’ di creatività. Ma i negozi dell’usato prendevano ancora le cose e le rivendevano, scadenti o care che fossero. Avevo un’’idea migliore. Avremmo dato tutto ad un centro di accoglienza. Avrei controllato la strada per quello più vicino.

Non era molto vicino.

Lo ammetto, non ero completamente sicuro di cosa se ne sarebbe fatto un gruppo di senza tetto di abiti firmarti e accessori di moda, ma avevo sentito che la seta teneva caldo.

Estratti da Life After Theft #27

lat

Unfortunately, people can come from both directions. I didn’t even hear Khail’s footsteps until he’d grabbed the front of my shirt and slammed me against the lockers. “What the hell do you think you’re doing?”
I was too terrified to make a sound.
With his iron fists still holding me prisoner, Khail took two steps toward the bathroom door and used me to push it open.
Next I got slammed up against the tiled bathroom walls. Much more painful than lockers, but thankfully also more private.
Kimberlee wandered in sheepishly and stood in the corner, watching.
“Why were you breaking into my locker?” Khail asked.

Purtroppo, le persone potevano arrivare da entrambe le direzioni. Non sentii nemmeno i passi di Khail finché non mi prese il colletto della camicia e mi sbatté contro gli armadietti. “Cosa diavolo pensi di poter fare?”

Ero troppo terrorizzato per dire qualcosa.

Con i suoi pugni di ferro che mi tenevano prigioniero, Khail fece due passi verso la porta del bagno e mi usò per aprirla.

Poi mi sbatté contro il muro piastrellato del bagno. Molto più doloroso degli armadietti ma, grazie al cielo, anche più privato.

Kimberlee entrò docilmente e stette nell’angolo a guardare.

“Perché stavi cercando di scassinare il mio armadietto?” chiese Khail.