Estratti da Earthbound (-2)

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“You’re doing great,” I say, glad he’s being careful. Whoever’s following us is smart and persistent, and as much as I generally admire both those qualities, I like them much less when they’re working to make me … dead. As we cross the parking lot, I step a little closer to Benson, letting my shoulder brush his. “You’re my Superman.” I reach up and tap his glasses. “Specs and all.”
“I’m no hero,” he says softly.
Feeling bold, I reach down and slip my hand into his instead, entwining our fingers. “You’re my hero.”
He squeezes my hand and unlocks the door, and I try not to feel fluttery about the fact that I’m going into a hotel room. Alone. With Benson.

 

 

 

 

“Stai andando benone.” Dico, felice che stia facendo attenzione. Chiunque ci sta seguendo è intelligente e ostinato, e nonostante generalmente io ammiri entrambe queste qualità, le apprezzo molto meno se queste stanno cercando di…uccidermi. Come attraversiamo il parcheggio, mi avvicino a Benson, lasciando che la mia spalla sfiori la sua. “Sei il mio Superman” allungo il braccio e do un colpetto ai suoi occhiali. “Occhiali e tutto.”

“Non sono un eroe”, dice dolcemente.

Sentendomi audace, allungo in giù la mano e la faccio scivolare nella sua, intrecciando le nostre dita. “Tu sei il mio eroe.”

Lui mi stringe la mano e apre la porta, cerco di non agitarmi per il fatto che sto andando in una camera d’hotel. Da sola. Con Benson.

Estratti da Earthbound (-3)

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We walk—Quinn heading roughly back in the direction of Camden, but still deep within the trees—for what feels like hours. With nearly numb fingers I check the time on my phone.
I left the car almost an hour ago. I’m so cold I can hardly move my toes, and it’s snowing hard enough I can barely see Quinn just a few feet in front of me.
“Quinn,” I call softly, jogging forward to try to catch up with him yet again. “I can’t go on much longer,” I say, surprised when he lets me draw close. “How far is it?”
But he’s silent, still. I look around, my light flashing narrow beams over the dense forest. We’ve got to be almost two miles from the car, but other than that, I have no idea where I am. I try not to think about how cold I’m going to be by the time I get back.
Or how far up the sun will be.
“There are people—” I stagger and have to take a second to right myself. “People following me. Shooting at me. I can’t just wander off like this. My … friend Benson is still back at the car. Quinn!” I whisper-yell, but my voice is muffled by the fresh powder.
A mound of earth covered in snow, with withered grass barely poking up through it, catches my attention as my light skims over it, and even as I take a step toward it, Quinn is moving with me.
“This way,” he whispers. He gestures to the small hill and I walk, leaves and snow crunching beneath my feet.

 

 

 

 

Camminiamo – Quinn tornando indietro verso Camden, ma sempre attraverso gli alberi – per quelle che sembrano ore. Con le dita quasi intorpidite controllo l’ora sul mio telefono.

Ho lasciato l’auto quasi un’ora fa. Ho così freddo che riesco appena a muovere le dita dei piedi, e nevica così forte che riesco a malapena a vedere Quinn a pochi passi davanti a me.

“Quinn”, lo chiamo dolcemente, correndogli dietro cercando di raggiungerlo di nuovo. “Non resisterò per molto.” Dico sorpresa quando lui mi lascia avvicinarmi a lui. “Quanto manca?”

Ma lui non risponde, rimane fermo. Mi guardo attorno, la mia torcia proietta uno stretto fascio di luce sulla densa foresta. Dovremmo essere a due miglia dalla macchina, ma oltre a questo, non ho idea di dove mi trovo. Cerco di non pensare a quanto avrò freddo quando tornerò indietro.

O quanto sarà alto il sole nel cielo.

“Ci sono delle persone- ” barcollo e ho bisogno di qualche secondo per stabilizzarmi. “Delle persone che mi seguono. Che mi dallo la caccia. Non posso allontanarmi così. Il mio… amico Benson è ancora nella macchina. Quinn!” sussurro-urlo, ma la mia voce è smorzata dalla neve.

Un tumulo di terra coperto di neve, con dell’erba appassita che spunta attraverso di essa, cattura la mia attenzione come il mio fascio di luce la sfiora, e anche se faccio un passo verso di essa, Quinn si muove con me.

“Da questa parte.” Sussurra. Indica la piccola collinetta e cammino, foglie e neve che scricchiolano sotto i miei piedi.

Estratti da Earthbound (-4)

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“Do you think maybe you’ll draw anything else before our next appointment?” Elizabeth asks, sounding light and casual; but we both know we’re walking on thin ice with my artist’s block and if she pushes too hard, it’ll break. I’ll break.
“Maybe,” I mumble, not willing to commit to more than that.
“Well, do you mind if I keep this picture until our next appointment?” Elizabeth asks, pulling me out of my thoughts.
She holds up the drawing and a zing of jealous possession rushes through me. I suppress the urge to snatch the drawing back, take a breath, and remind myself that if I managed to draw one, I can draw another. Or ten. Or a hundred.
Besides, it’s only a couple of days.
So then why does my heart ache like it’s gone forever? Like he’s gone forever?

 

 

 

 

“Pensi di riuscire a disegnare qualcosa entro il prossimo appuntamento?” chiede Elizabeth con tono leggero e disinvolto; ma entrambe sappiamo che stiamo camminando su una lastra di ghiaccio a causa del mio blocco dell’artista e se lei farà troppe pressioni, si romperà. Io mi romperò.

“Forse.” borbotto, non volendo impegnarmi più di così.

“Bene, ti dispiace se tengo questo disegno fino al prossimo appuntamento?” chiede Elisabeth, richiamandomi dai miei pensieri.

Solleva il disegno e un moto di gelosa possessione verso di esso mi attraversa. Sopprimo il bisogno di strappare il disegno dalle sue mani, prendo un respiro, e ricordo a me stessa che se sono riuscita a disegnarne uno, posso disegnarne un altro. O dieci. O cento.

Inoltre, è solo per un paio di giorni.

Ma allora perché il mio cuore prova dolore come se fosse perso per sempre? Come se lui fosse perso per sempre?

Estratti da Earthbound (-5)

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“We need gas again,” I say, peering at the gauge.
“I’ll get it this time,” Benson says as we pull into a faded gas station. He gets out of the car and walks around to the pump.
“What are we going to do when we’re out of gas money?” I ask as we both watch the dollar signs click up.
“I have a credit card,” Benson says, nonchalant, but I can tell he’s concerned too.
“Can’t they track those things?” I sigh and lean against the driver’s-side door.
“There’s another option, Tave …” Benson begins hesitantly, and I know what he’s going to say. I’ve been avoiding this conversation since I realized how little cash I had back at Reese and Jay’s.
“If we do get desperate, couldn’t you just … you know?”
“It disappears in five minutes, Benson. It’s still stealing.”
“I did say desperate. I’m not talking about now.”
I look down at my shoes as Benson replaces the gas nozzle after the tank is full. Full of gas he paid for from his own—likely meager—student funds. For me.

 

 

 

 

 

“Dobbiamo fare di nuovo benzina” dico guardando l’indicatore del serbatoio.

“La metto io sta volta.” Dice Benson entriamo in una vecchia stazione di servizio. Scende dalla macchina e cammina attorno all’erogatore.

“Cosa faremo quando ci finiranno i soldi per la benzina?” chiedo mentre entrambi guardiamo il bottone dei soldi fare uno scatto.

“Ho la carta di credito” dice Benson con nonchalance, ma posso vedere che è un po’ preoccupato.

“Possono tracciare le spese?” dico con un sospiro, appoggiata alla portiera del passeggiero.

“C’è un’altra possibilità Tave…” inizia Benson con esitazione, e so cosa sta per dire. Ho evitato questa conversazione da quando ho realizzato quanti pochi soldi avevo da Reese e Jay.

“Se siamo disperati, non potresti… sai?”

“Sparisce in 5 secondi, Benson. Ed è comunque rubare.”

“Ho detto disperati. Non sto parlando di adesso.”

Guardo in basso verso le mie scarpe mentre Benson mette a posto l’erogatore quando il serbatoio è pieno. Benzina che lui ha pagato con i suoi – probabilmente scarsi – fondi da studente. Per me.