Disney: niente più film.

Brutte notizie faeries.
La Disney ha declinato il progetto di fare il film di Wings (primo libro della saga).

Dopo anni e anni di attesa si ritorna al punto di partenza.
Speriamo che presto qualche casa cinematografica compri i diritti per fare questo film come si deve!!

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Primo teaser di Life After Theft

Ciao Faeries!
Come promesso ecco la traduzione del primo teaser di Life After Theft!!

Ne resterete colpiti!
Buona lettura!

Life After Theft:
Quando raggiungemmo quello che sembrava una sorta di mini-scogliera lei fece due passi di corsa e saltò, e fondamentalmente fluttuò verso la grotta.
Ero bloccato tre metri sotto. “Fai schifo,” gridai.
“Imbranato. Ci sono appigli per tutta la strada fino a su. Ecco come ho fatto quando ero viva.”
Trovai una sporgenza per il mio piede e salii per raggiungerne una con le mie braccia. In pochi secondi avevo quattro arti su piccole sporgenze e ed ero sicuro che sembrassi come un insetto aggrappato alla parete della salvezza – tutto a tre piedi da una spiaggia di sabbia. Alzai gli occhi verso Kimberlee in cerca di aiuto. Stava fissando il mare. Una folata di vento fece svolazzare improvvisamente la sua gonna, dandomi la possibilità di dare una lunga occhiata. Mi bloccai, persi l’equilibrio e scivolai giù dalla roccia. O, più precisamente, caddi disteso sulla sabbia.
“Pervertito.” disse Kimberlee con una risata sinistra, che mi fece ricordare che il vento non poteva toccare i suoi vestiti. Solo Kimberlee poteva avere qualche effetto sui suoi vestiti.
“Non farlo mai più”, disse cupamente. Almeno non mentre sto aggrappato al lato di una scogliera. Senza guardare Kimberlee iniziai a salire di nuovo, con più attenzione questa volta. Mi ci sono voluti tre tentativi e almeno una decina di minuti, ma alla fine ce l’avevo fatta. Guardai giù verso la spiaggia. La salita sembrava molto più breve da qua sopra. “Va bene,” dissi mentre mi rimettevo in piedi. “Dov’è la roba?”
Lei inclinò la testa verso la parte posteriore della grotta. Mi voltai e sbattei le palpebre, lasciando che i miei occhi si abituassero al buio. Quando finalmente lo fecero, la mia bocca si spalancò.
Ci dovevano essere un centinaio di scatole impilate nella parte posteriore della grotta, che era molto più profonda di quanto mi aspettassi. “Un po’ di roba? Un po’ di roba! Sei fuori di testa? “La mia voce echeggiò nella grotta, ripetendo le mie parole.
“Jeff. . . “La sua voce era stranamente tranquilla.
“Questo è ridicolo. Mi hai mentito. ”
“Non è vero.”
“Nessun sano di mente avrebbe mai definito questo come ‘un po’ di roba.’ Hai mentito per farmi salire fin qui sperando che con un battito di ciglia tutto sarebbe stato a posto. Beh, non lo è.” Mi allontanai dalla pila enorme di scatole. “Io non lo faccio.”
“Jeff. . . ”
“Dovrei chiamare la polizia,” dissi mentre mi allontanavo. In nessun modo avrei potuto restituire tutte queste cose per conto mio, non in un periodo di tempo ragionevole. “Scommetto che possono-”
“No!” Kimberlee gridò, correndo dietro di me. “Confischerebbero tutto. Poi resterei bloccata qui per sempre! Jeff, per favore. ”
“No.. Me ne vado”, dissi, tanto a me quanto a Kimberlee, “e non tornerò indietro.” Guardai oltre il bordo e ha cercato di trovare gli appigli che avevo usato per salire. Sono solo tre metri. Basta saltare! Mi portai verso il basso quanto potevo sempre tenendomi alla sporgenza, poi cercai di scendere lentamente. I miei piedi toccarono la sabbia un attimo prima che lo fece anche il mio culo. Il mio coccige prese un brutto colpo, ma almeno ero fuori dalla klepto-grotta. Guardai oltre la mia macchina e mi sforzai di camminare con calma invece di correre- cosa che probabilmente mi avrebbe fatto cadere e sembrare un idiota.
Ancora una volta.
Kimberlee era proprio accanto a me. “Sono organizzati”, si lamentò. “Sarà facile. Una borsa per ogni persona. Le scatole sono ordinate per categoria. Un paio di viaggi e avremo finito.”
Per categoria? “Un paio di viaggi? Un paio di viaggi? Forse se ne avessi la metà. Questo,” dissi indicando la grotta, “è un sacco di roba, Kimberlee. Tu hai dei problemi. ”
“Avevo”.
“Cosa?”
Lei si strinse nelle spalle. “Non posso farlo più, vero?” Lei rise con voce tremante per qualche secondo prima di cadere in silenzio.

Primo capitolo di Destined TRADOTTO!

Mi è stato chiesto di tradurre il primo capitolo di Destined, e così ho fatto!
Premetto che la mia traduzione non è bella come quella che si legge sui libri, ed è molto, ma molto letterale.

ENJOY!

Destined: Primo Capitolo

Tamani premette la fronte contro il gelido vetro della finestra, combattendo un’ondata di esaurimento. Il sonno non era un opzione plausibile, non mentre l’unica cosa che c’era tra lui e una fata d’inverno arrabbiata era una sottile linea di sale da cucina.

Quella sera, era un fear-gleidhidh due volte.

Quella parola così antica di solito portava con orgoglio. L’aveva segnato come guardiano di Laurel, il suo protettore. Ma aveva un significato più ricco, che andava oltre la più tradizionale Am-fear-faire. Fear-gleidhidh significava guardiano e Tamani era stato incaricato non solo di mantenere Laurel al sicuro, ma di fare anche attenzione che lei portasse a termine la missione che Avalon le aveva assegnato da bambina.

Ora lui giocava anche il ruolo del guardiano di prigione.

Guardò il suo prigioniero. La sedia di Yuki stava posizionata sul linoleum consumato nel bel mezzo di uno spesso cerchio bianco, un cerchio di sale granuloso. Lei dormiva, la guancia appoggiata sulle ginocchia, le mani ancora legate, non tropo strette, dietro di lei. Sembrava a disagio. Battuta.

Innocua.

“Avrei rinunciato a tutto per te.” La sua voce era sommessa, ma chiara.

Non poteva dormire affatto. Lei non avrebbe mai potuto essere innocua, ricordò a se stesso. Il piccolo fiore bianco sbocciato a metà della sua schiena, che faceva di lei una fata d’inverno, ne era una prova sufficiente. Era passata più di un’ora dal momento che David l’aveva ammanettata alla sedia -un’ora da quando Chelsea aveva mostrato la prova inconfutabile che lei era, in realtà, una fata d’inverno- e Tamani non si era ancora abituato a quella vista. Lo riempiva di una gelida paura che non aveva mai provato prima.

“Ero pronta. Ecco perché ti ho fermato prima che mi portassi dentro. ” Yuki alzò lo sguardo e aprì le gambe, stendendole come meglio poteva, date le circostanze. “Ma comunque lo sapevi, non è vero?”

Tamani si trattenne dal risponderle. Lui l’aveva saputo. E per un momento era stato tentato di lasciarle confessare tutto. Ma non sarebbe finita bene. Yuki alla fine avrebbe scoperto che le sue attenzioni erano state tutta una messa in scena, e sarebbe rimasto alla mercé di una fata d’inverno disprezzata. Meglio porre fine a quella farsa.

Sperava che non si stesse sbagliando. Yuki rappresentava una minaccia, e lui non avrebbe dovuto provare alcun senso di colpa a mentirle, tanto meno ora che sapeva che anche lei gli aveva mentito. Il potere che le fate d’inverno avevano sulle piante le rendeva capaci ti percepire forme di vita vegetale a distanza, quindi dal momento in cui Yuki aveva incontrato Tamani, sapeva che lui era una fata. E anche Laurel. Si era presa gioco di tutti loro.

Allora perché si chiedeva ancora se avesse fatto la cosa giusta?

“Avremmo potuto essere così felici insieme, Tam,” Yuki continuò a parlare, la sua voce vellutata come il suo vestito d’argento sgualcito, ma con una punta di malvagità che fece rabbrividire Tamani. “Laurel non lo lascerà per te. Può essere una fata all’esterno, ma dentro è tutta umana. David o non David, lei appartiene a questo mondo, e tu lo sai. ”

Evitando gli occhi del suo comandante, Tamani si voltò verso la finestra e guardò fuori nel buio, facendo finta di guardare. . . qualcosa. Qualsiasi cosa. La vita di una sentinella era piena di brutalità e sia Tamani che Shar avevano entrambi visto l’altro adottare misure estreme per proteggere la propria patria. Ma sempre contro una minaccia evidente, un aggressore violento, un nemico provato. I Trolls erano il loro nemico- lo erano sempre stato. Le Fate invernali erano i padroni di Avalon e anche se Yuki li aveva ingannati, non li aveva mai effettivamente feriti. In qualche modo, incatenandola si era sentito peggio di quando uccideva un centinaio di troll.

“Io e te, Tam, siamo la stessa cosa,” continuò Yuki. “Siamo stati usati da persone a cui non importa niente di ciò che vogliamo o ciò che ci rende felici. Non apparteniamo a loro; noi ci apparteniamo “.

A malincuore, Tamani guardò di nuovo verso di lei. Fu sorpreso di vedere che non lo guardava mentre parlava, stava fissando un punto oltre alla sua figura, fuori dalla finestra, come se nella sua immaginazione ritenesse ancora possibile un qualche futuro radioso insieme a lui. Tamani era più realista.

“Non c’è nessuna porta in questo mondo che ci può essere chiusa, Tam. Se ti rendi garante per me, potremmo anche andare tranquillamente ad Avalon. Potremmo stare lì insieme e vivere a palazzo. ”

“Come fai a sapere del palazzo?” chiese Tamani spontaneamente, sapendo che facendo così aveva abboccato alla sua esca. Un sospiro appena udibile provenne da Shar, e Tamani si chiese se era diretto alla stupidità di Yuki o alla sua.

“Oppure potremmo stare qui”, proseguì, con calma, come se Tamani non avesse detto nulla. “Ovunque volessimo andare, tutto ciò che vorremmo fare, potremmo farlo. Tra il tuo potere sugli animali e il mio sulle le piante, il mondo sarebbe nostro. Sai, la coppia formata da una fata di primavera e una d’inverno avrebbe funzionato davvero bene. I nostri talenti si completano perfettamente l’un l’altro”

Tamani si chiese se Yuki comprendesse quanto avesse ragione, o quanto poco lo tentasse.

“Io ti avrei amato per sempre”, sussurrò, chinando la testa. La sua scura, lucida chioma cadde in avanti, velandole il viso, e lei tirò su col naso in silenzio. Stava piangendo, o soffocando una risata?

Tamani fu sorpreso quando un sentì bussare alla porta. Prima che potesse fare un passo, Shar si era spostato in silenzio allo spioncino. Un coltello stretto nel suo pugno, Tamani teso- pronto. Era Klea? Era questo lo scopo di tutto quello che avevano fatto –il cerchio, Yuki in manette- un‘elaborata trappola per catturare la fata d’autunno che forse stava cercando di ucciderli.

O forse no.

Se solo avrebbero potuto saperlo con certezza.

Fino a quando non si fossero fatti avanti, Tamani avrebbe dovuto considerarli una minaccia, una letale.

Ma con una smorfia appena accennata Shar aprì la porta e Laurel entrò nella stanza, Chelsea subito dietro di lei.

“Laurel,” fu tutto quello che Tamani riuscì a dire, il coltello scivolò dalle sue dita. Anche se aveva amato Laurel da quando riusciva a ricordare, e ultimamente era diventato qualcosa. . . qualcosa di più, provava ancora un senso di gioia ogni volta che la vedeva.

Laurel si era cambiata, si era tolta il vestito blu scuro che aveva prima al ballo, quello che aveva indossato quando lui l’aveva stretta fra le braccia un anno prima al festival di Samhain, quando l’aveva baciata con tanta passione. Sembrava un momento così lontano.

Laurel non lo stava guardando, aveva occhi solo per Yuki.

“Non dovresti essere qui”, sussurrò Tamani.

Laurel inarcò un sopracciglio in risposta. “Volevo vedere la situazione con i miei occhi.”

Tamani strinse i denti. In verità, lui voleva che lei fosse lì, ma i suoi desideri egoistici erano in contrasto con la sua preoccupazione per la sua sicurezza. Sarebbe mai stato in grado di soddisfare entrambi?

“Credevo che fossi andata via, subito dopo David,” Tamani si rivolse a Chelsea, che era ancora nel suo vestito rosso intenso. Aveva abbandonato i tacchi da qualche parte, in quel modo la parte inferiore del suo vestito rimaneva ai suoi piedi come fosse sangue.

“Non sono riuscita a trovarlo,” Chelsea disse, le labbra tremanti in modo quasi impercettibile. Guardò Laurel, che stava ancora studiando la loro prigioniera in silenzio.

“Yuki?” disse Laurel in modo incerto. “Stai bene?”

Yuki alzò gli occhi, fissando Laurel con uno sguardo d’acciaio e carico di odio. “Ti sembra che stia bene? Sono stata rapita! Sono ammanettata a una sedia di metallo! Come pensi che io stia? ”

Il tono velenoso della fata d’inverno sembrava colpire Laurel come un’onda d’urto, Laurel fece un passo indietro. “Sono venuta a controllare te.” Laurel guardò Tamani, ma Tamani non era sicuro di ciò che voleva. Incoraggiamento? Permesso? Le offrì una smorfia dolorosa e una piccola, impotente alzata di spalle.

Laurel si voltò verso Yuki, la sua espressione era illeggibile, il mento rivolto verso l’alto. “Che cosa vuole Klea da me?” chiese Laurel.

Tamani non si aspettava che rispondesse, ma Yuki incontrò lo sguardo di Laurel e disse semplicemente: “Niente.”

“Allora perché sei venuta?”

Yuki ora stava sorridendo, un sorriso malvagio. “Non ho mica detto che lei non ha mai voluto nulla. Ma adesso non ha più bisogno di te. ”

Gli occhi di Laurel si volsero subito verso Tamani, poi verso Shar, prima di tornare a Yuki.

“Laurel, ascolta”, disse Yuki, la sua voce tranquilla, confortante. “Questa farsa è completamente inutile. Parlerò a voi se mi lascerete andare fuori di qui. ”

“Basta”, disse Tamani.

“Vieni qui e fammi stare zitta”, disse Yuki, fissando Tamani prima di tornare a Laurel. “Non ho mai fatto nulla per farti del male e tu sai che avrei potuto farlo. Ti avrei potuto uccidere un milione di volte, ma non l’ho fatto. Questo non conta niente per te? ”

Tamani aprì la bocca, ma Laurel gli posò una mano sul petto, mettendolo a tacere. “Hai ragione. Ma tu sei una fata d’inverno. L’hai tenuto nascosto, anche se sapevi ciò che eravamo. Perché? ”

“Perché, pensi? Perché nel momento in cui le tue amiche sentinelle hanno scoperto ciò che ero, mi hanno incatenata ad una sedia! ”

Tamani odiava il fatto che avesse ragione, che Laurel non sarebbe stata in grado di negarlo.

“Okay, beh, forse abbiamo solo bisogno di ricominciare da capo», disse Laurel. “Se tutti noi riuscissimo a risolvere la cosa prima che Klea si presenti, ancora meglio. Se potessi solo dirci-”

“Tamani ha le chiavi”, disse Yuki, guardando oltre di lui, la malizia scintillava nei suoi occhi. “Fammi uscire di qui, ti dirò tutto quello che vuoi sapere.”

“Nessun accordo”, disse Tamani, facendo del suo meglio per sembrare annoiato.

Laurel parlò ancora una volta a Yuki, tagliandoli fuori. “Probabilmente è più sicuro per tutti, se-”

“No!” Yuki gridò. “Non posso credere che anche tu faccia parte di questo! Dopo quello che ti hanno fatto? Che hanno fatto ai tuoi genitori? ”

Tamani si accigliò; cosa avevano a che fare i genitori di Laurel con tutto ciò?

Ma Laurel stava già scuotendo la testa. “Yuki, non mi piace il fatto che mi hanno fatto dimenticare. Ma non posso cambiare il passato-”

“Dimenticare? Non sto parlando dell’ elisir per la memoria. Non sai niente del veleno? ”

“Oh, andiamo,” sbottò Tamani.

Laurel lo zittì. “Yuki, sai chi ha avvelenato mio padre?”

Tamani era sicuro della risposta, e sapeva che anche Laurel lo era, doveva essere stata Klea. Ma se Laurel fosse riuscita a convincere Yuki a confermare i loro sospetti. . .

“Tuo padre?” Yuki sembrava confusa. “Perché avrebbero dovuto avvelenare tuo padre? Sto parlando di tua madre. ”

Ancora una volta Laurel guardò Tamani, e lui scosse la testa con una piccola alzata di spalle. A che gioco stava giocando Yuki?

“non lo sai nemmeno, vero? È una grande coincidenza che la coppia che si trovava a possedere la terra intorno al cancello era una coppia senza figli, in attesa che una piccola bambina bionda apparisse nella loro vita. Come è . . . conveniente. Non credi? ”

“Basta”, disse bruscamente Tamani. Avrebbe dovuto saperlo, altri giochi. Yuki stava solo cercando altri modi per farli dubitare di sé stessi, e degli altri.

“L’hanno fatto,” disse Yuki. “Ancora Quindici anni prima che tu ti presentassi sulla soglia di casa loro, le fate hanno fatto in modo che tua madre fosse abbastanza affamata di bambini da prenderti senza alcun ripensamento. L’hanno danneggiata, Laurel. Hanno Fatto in modo che non avesse mai più potuto avere figli suoi. Hanno rovinato la sua vita e tu ti sei schierata con loro “.

“Non ascoltarla, Laurel. Non è vero “, disse Tamani. “Sta solo cercando di entrare nella tua testa”.

“Davvero? Perché non lo chiedi a lui? “